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Il Marmo e la tecnica antica

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Il Marmo e la tecnica antica

Il Marmo può essere, come altri materiali, bello o brutto a seconda di come lo si adopera. Di sicuro il marmo è un materiale nobile e richiede in ogni fase di lavorazione una sensibilità particolare, il marmo deve essere capito e se questa sensibilità vi è applicata, esso è bellissimo. Quindi più che bello il marmo è aristocratico e premia chi lo ama e lo comprende .

 

L’industria marmifera è, fra quelle ancora oggi funzionanti, la più antica del mondo e l’escavazione del marmo e la sua lavorazione sono, quasi sempre, legate a periodi di prosperità economica e di splendore culturale ed artistico. È un materiale che ha sempre costituito una forte attrattiva su chi volesse compiere qualche cosa di duraturo ed eccezionale. Inoltre, il marmo, accompagna gli uomini nel corso della loro vita in tutti i momenti più significativi, il fonte battesimale in chiesa, la lastra sul tavolo della cucina nel chiuso di un’intimità familiare, il lavello in pietra, l’architrave all’ingresso, il pavimento di una stanza e infine una lapide o una piccola statua in un cimitero.

 

Nel trattare il marmo le difficoltà sono molte e sono di ordine tecnico ed estetico, l’osservanza o meno di alcune caratteristiche spiega come templi o statue di epoca romana siano tuttora integri, mentre altri di età uguale o inferiore siano rovinati. Chi guarda le nostre montagne, osservando lo spigole di una parte rocciosa, ha l’impressione della fissità immobile. Eppure da quella roccia nascono il guizzo di nervi e di muscoli michelangiolesco, la smorfia di Guidarello Guidarelli ferito a morte, la morbidezza serica delle vesti e i lineamenti distesi di Ilaria del Carretto. I sassi diventano carne, diventano pieghe morbide.

 

Il marmo, se ben usato, è bello attraverso i secoli. È bello quando è bianco e nuovo, acquistando una diversa bellezza quando le intemperie lo levigano e lo scuriscono.

 

Lo sviluppo dell’industria marmifera ha sempre presentato enormi difficoltà, per la natura impervia dei nostri monti, la pesantezza del materiale e la sua durezza. I primi cavatori, inviati dai romani, furono, almeno in parte, certamente degli schiavi. I marmorarii, gli escavatori veri e propri, inserivano nelle fenditure del masso che si volava abbattere dei cunei di ferro su cui battevano con delle mazze fino a separare quasi completamente il blocco dal monte. A questo punto interveniva gli uomini con la forza delle loro braccia e l’aiuto di rudimentali sistemi di trazione, fra i quali i buoi da tiro. Questo sistema rimase pressoché invariato nel tempo fino all’introduzione dell’uso della polvere pirica. Prima del completo distacco del masso preparavano il terreno di caduta per la successiva rimozione. Una volta staccato, il masso, veniva a forza di martello e scalpello squadrato in forma abbastanza regolare dai quadratarii. A questo punto sorgeva il problema di trasportare a valle quei pesi enormi. Il metodo più veloce era quello di spingerli per le scarpate e lasciare che prima o poi si fermassero, spesso però si rompevano. L’alternativa era ricorrere alle vie di “lizza”, formate da un binario di legno, posto lungo il pendio scosceso della montagna, che collegava la cava alla strada sottostante. Questo sistema subì nel tempo lenti ma importanti sviluppi. È intuibile come questo mezzo fosse molto pericoloso, il marmo che rompeva le corde, che accompagnavano la discesa sui binari, travolgeva tutto.

 

Altra grande fatica spettava ai sectores serrarii, che dovevano ridurre, quando richiesto, i blocchi in lastre. A questo punto bisognava trasportare tutto quanto al mare e caricarlo sulle navi. Il trasporto avveniva con carri trainati da lunghe file di buoi, questo fino alla diffusione delle trattrici. I marmi arrivati al punto d’imbarco venivano caricati su piccole navi, con l’aiuto di corde, carrucole e scivoli, e venivano trasportati fino a destinazione.

 

20 Gennaio 2018 Non categorizzato